Perché è troppo facile prendersela con i più deboli… e con i bambini


Qualche giorno fa mi trovavo in una sala d’attesa. Ad un certo punto ha fatto il suo ingresso nella stanza una donna, con il proprio bambino. Il piccolo, 6 anni circa, aveva il viso imbronciato, le braccia incrociate. La madre appariva visibilmente nervosa. Premetto che anche io sono mamma, tante cose le capisco. Capisco la stanchezza dei genitori, capisco il nervosismo, capisco che ci siano quelle giornate in cui la pazienza ci abbandona.

Si capiva che c’era stato qualcosa, forse un capriccio, che aveva reso molto agitata la donna.

In sala d’attesa c’erano altre due mamme. Ad un certo punto la signora ordina al bambino: “Levati il giubbotto”. E lui, con le braccia ancora incrociate e le spalle alzate: “No, ho freddo”.

Lei: “Levati il giubbotto, che c’è caldo”

Lui: “No”

Lei: “Ho detto toglilo!”

Lui: “No, ho freddo”

A quel punto lei gli si è avvicinata e ha continuato a dirgli di spogliarsi, cercando di togliergli quel benedetto giubbotto.

Lui ha iniziato a piangere, lei a urlare ancora di più.

Poi la scena che mai avrei voluto vedere. Lei gli ha dato un colpo in testa, con una borsa, o qualcosa di simile. E gli ha tolto il giubbotto. E lui è rimasto seduto su una seggiolino per bambini, con una maglia a mezze maniche, a febbraio.

A me è partito un: “Ohhhh, in testa no!”. Ma lei non mi ha neanche sentito, da quanto era furiosa col figlio.

Le altre due mamme sono rimaste attonite.

Il pianto del bambino è continuato, incessante, singhiozzante, mentre la madre gli diceva: “Che bella figura che hai fatto!”. E questo mi ha sconvolto ancora di più: lei sicuramente era nervosa per qualcosa che era già successo prima, non oso giudicare. Ma sarebbe bastato ascoltare, lui in fondo diceva di avere freddo e di volere rimanere vestito.

Lei ha, come tanti noi tendono a fare, scaricato la propria ira, la propria stanchezza sul suo bambino. Quel bambino che nonostante le urla e le botte continuava a volerle stare in braccio, chiamandola, quasi supplicandola, “mamma”.

È questo quello che succede: i nostri figli ci amano, incondizionatamente. Anche se urliamo, anche se parte uno sculaccione, anche se alle volte, diciamolo, con questi modi vengono umiliati.

Tutto questo perché è troppo facile prendersela con chi neanche pensa che si possa reagire. Loro sono più deboli. Ci se la prende sempre col più debole, perché la non possibilità di risposta con gli stessi mezzi da parte dell’altro rende prepotentemente forti. L’uomo usa la forza fisica contro la donna, una persona armata usa una pistola contro chi in mano ha niente, i poteri forti dettano legge su chi la legge la deve rispettare.

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