Quella tv occidentale che denigra la personalità della donna e dell’individuo


Alle volte per un passo che si fa in avanti se ne fanno due indietro. È da un po’ di tempo che penso questa cosa, ho faticato a metabolizzarla ma purtroppo sono arrivata a concludere che la nostra società, quella “occidentale ed evoluta”, è spesso la prima a denigrare le conquiste sociali e culturali che ormai sembrano solo stampate sui libri di storia.

Oggi vado sul trash, perché voglio parlare di alcuni programmi tv che, a mio avviso, neanche dovrebbero essere concepiti. Ieri pomeriggio, facendo zapping, mi sono imbattuta su un programma dal titolo “L’isola di Adamo ed Eva”. Un format, un modello che viene riproposto in diversi Paesi. In Italia lo conduce Vladimir Luxuria, autrice per altro di un libro dal titolo “L’Italia Migliore” del quale si legge:

“Vladimir Luxuria sa parlare con semplicità e forza del dolore e della violenza, in un libro in cui la critica corrosiva ai vizi della società dello spettacolo si salda alla rappresentazione cristallina della femminilità violata del suo personaggio più riuscito”.

Tornando al programma, praticamente l’obiettivo è formare una coppia. Due persone, un uomo e una donna, si incontrano per la prima volta su un’isola, completamente nudi. Dormono insieme e il mattino seguente arriva un terzo incomodo, nudo ovviamente. Alla fine Eva deve decidere tra i due e il fortunato Adamo dovrà poi far sapere se ricambia la scelta.

Ecco, io penso che questo sia toccare il fondo. Usare il corpo e la nudità come strumento a costo zero per fare un programma televisivo. Attenzione: rifiutare questo non vuol dire essere bigotti. Non sono due chiappe al vento che mi sconvolgono. Mi sconvolge come ancora oggi si possa pensare di mercificare il corpo, di usarlo come oggetto di approvazione e di promozione di se stessi.

Purtroppo non è questo l’unico caso. Simona Ventura che si definisce “femminista nel senso più importante del termine”, ha condotto la prima edizione di un altro format, “Il contadino cerca moglie”. Personalmente, ammetto, non l’ho mai guardato. Ma il succo è che ci sono delle pretendenti che devono dimostrare, anche in questo caso, qualcosa a un uomo: saper lavorare. C’è un gruppo di contadini e un numero decisamente maggiore di pretendenti al ruolo di moglie. Una volta scelte dai contadini, le donne possono decidere se restare o meno a fare la vita di lavoro e campagna. Di più, confesso, non saprei dire. Ma so che il programma ha avuto successo. E la cosa mi spiazza. Perché non comprendo come si possa, al giorno d’oggi, pensare che una donna debba sgomitare per farsi sposare, dovendo dimostrare un qualcosa che magari non le appartiene.

Il brutto è che, in conclusione, tutto ciò rappresenta un circolo vizioso, in cui produttori televisivi che sanno fare bene il proprio lavoro, fanno proposte che costano poco, con protagonista la gente comune che piace alla gente comune.

Personalmente cerco di usare questi esempi con le mie figlie, spiegando loro che mai dovranno nella vita cercare di piacere agli altri in questo modo.

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