Sulle adozioni bisognerebbe davvero pensare con calma


Sulle adozioni si sta facendo troppa confusione. Si sono mischiati concetti, normative, procedure. E come al solito niente è chiaro. O perlomeno è difficile avere un’opinione, per quello che mi riguarda. Si è partiti dalla stepchild adoption, prevista inizialmente dal DDL Cirinnà sulle Unioni Civili. Questa, prima di essere definitivamente “stralciata”, prevedeva la possibilità, per una delle parti dell’Unione Civile, di adottare il figlio naturale dall’altra parte  (Scrivo “parte” perché così è indicato nel testo del decreto, ndr). L’obiettivo sarebbe stato quello di tutelare i bambini/figli, nei casi più brutti, mettiamola così. La stepchild adoption in Italia è già possibile per le coppie eterosessuali sposate e conviventi. La novità sarebbe stata l’estensione del diritto alla coppie omosessuali.

Oggi, di rimbalzo, si parla di surrogazione di maternità, dato che è nato il figlio di Nichi Vendola, leader di SEL. Come? Con un utero in affitto. Dove? Negli Stati Uniti. Perché? Perché in Italia questo non è consentito. Il seme è del compagno italo-canadese del politico pugliese, l’ovulo è di una donna californiana, mentre l’utero è quello di una donna di origine indonesiana. Il tutto è avvenuto tramite fecondazione assistita.

Perché dico “di rimbalzo”? Perché Vendola avrebbe potuto godere della stepchild adoption e, quindi, adottare il figlio del compagno. In Italia non avrà nessun diritto sul bambino. O meglio, il bambino non potrà rivendicare nessun diritto da quel genitore, che genitore non è.

Allora, sinceramente, mi chiedo cosa ci sia tra il bianco e il nero.

Abbiamo detto che la legge italiana vieta la stepchild adoption per le coppie omosessuali. Però il modo di aggirare la legge c’è. Si va all’estero, si fa tutto quello che si deve fare, e poi si torna in Italia, se si è disposti a vivere senza legge in materia. Tra l’altro, la pratica in questione ha un costo notevole, tra i 75mila e 150mila dollari negli Stati Uniti. Allora forse sarebbe bene avere una legge.

Ma mi chiedo anche: è possibile fare un disegno di legge, e mi riferisco al DDL Cirinnà, che abbia la presunzione di poter mettere tutto insieme? Credo che il caos politico che ne è venuto fuori sia il minimo, mettendoci anche il tipico Italian Style che in queste vicende non manca mai.

Il fatto è che anche nel parlare con gli amici queste osservazioni vengono fuori. Siamo nati con un’idea di famiglia, formata e generata da una madre e un padre. Ma alle volte questa viene quasi “demonizzata”. Perché, mi dispiace dirlo, alle volte c’è chi, per dimostrare che una cosa si può fare, attacca ciò che si trova all’opposto. Che poi l’opposto non è. Non c’è bianco, non c’è nero. Ci sono sfumature, come sempre.

C’è anche l’antico problema delle adozioni. Delle lunghe trafile burocratiche, degli infiniti anni di attesa, dei viaggi, che mettono alla prova economicamente, ma soprattutto psicologicamente. Conosco persone che hanno atteso 5 anni, facendo incontri con funzionari, organizzazioni, psicologi. Che hanno affrontato lunghi viaggi all’estero. Che hanno atteso anche di essere in regola con la lunga lista di requisiti, che vanno dagli anni di matrimonio alle spalle, alla differenza di età col bambino, all’idoneità a crescere e a educare… degli eroi.

Concludo dicendo che un’opinione davvero non me la sono ancora fatta, ma forse perché non mi sono stati dati gli strumenti. So solo che di vista non dobbiamo perdere i diritti del bambino. È da lì che si deve ripartire.

 

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