Aziende e comunicazione: rivolgersi ad un professionista o scegliere il fai da te?


Comunicazione è… quella cosa che tutti possono fare. In fondo ci hanno sempre detto che “non si può non comunicare” e quindi è pressoché ovvio che si tratti di un’attività per tutti. Tanto che molti soggetti, enti e aziende, che per natura devono comunicare verso l’esterno pensano di potersi arrangiare con il fai-da-te. Il che, a seconda del soggetto in questione, potrebbe anche andar bene, ma non senza formazione.

Gli strumenti che oggi si hanno a disposizione per comunicare e per promuoversi sono davvero tanti, validi e accessibili. Faccio un esempio per tutti citando i Social Media. Chi non usa Facebook? Rispondo a questa domanda con una riflessione: anche un semplice asciugacapelli se infilato in un lavandino può creare danni irreparabili. Qualcuno a noi lo ha detto di non inzuppare il phon nella vasca? Sicuramente sì. Quindi prima di “lanciare” un’informazione o un qualsiasi dato al pubblico sarà necessario sapere come farlo. Perché è vero che “nel bene o nel male, basta che se ne parli”, ma una cattiva comunicazione ha un effetto boomerang micidiale. Quindi l’azienda/ente/organizzazione dovrà decidere sostanzialmente, in base alle sue esigenze, se investire nel formare qualcuno all’interno del suo staff o se pagare un professionista. Le valutazioni sono soggettive, ma il consiglio è quello di pensare a lungo termine.

Un professionista serio sa come relazionarsi con il proprio cliente, quindi mirerà subito a reperire quelle informazioni utili a capire gli obiettivi, come, ad esempio, il tipo di target e il messaggio. Saprà relazionarsi con il webmaster che ha realizzato il sito. Sarà poi quello stesso professionista a stabilire, in accordo con il committente, lo stile con cui si vuole comunicare, i mezzi e quindi i canali con i quali raggiungere il proprio pubblico o, perché no, i propri pubblici di riferimento. Quindi gli stili, le tempistiche e i canali potranno essere diversificati a seconda degli interlocutori che si vogliono raggiungere. Uso la parola interlocutori non a caso. Sappiamo bene che oggi quel flusso unidirezionale della comunicazione, a cui eravamo abituati oltre 20 anni fa, non esiste più. Il nostro destinatario ha la possibilità di commentare, di chiedere maggiori informazioni e anche di criticare, godendo di tempi rapidissimi e sopratutto di visibilità. Per questo un buon professionista in ambito di comunicazione e marketing saprà che sarà necessario rispondere a tutti. Sì, anche su Facebook. Torniamo in azienda… pensate a cosa succederebbe se l’ufficio acquisti non rispondesse ad un fornitore. Lo stesso pensiero lo dobbiamo applicare a questo settore che io definisco scherzosamente “di aria fritta”. Sì, perché comunicazione è per molti quella cosa di cui, in termini di budget, si può fare a meno, ma senza la quale saremmo niente. Un buon comunicatore sa come ottimizzare informazioni e contenuti e sa che questi ultimi  vanno scritti e organizzati in un certo modo, utilizzando, ad esempio, immagini tecnicamente e semanticamente valide, adeguate. Quante volte, in una mail, in un post o peggio ancora in un comunicato stampa vi siete trovati di fronte ad una foto di cui potevate contare i pixel? Scommetto che almeno una volta è capitato. Saper scegliere e caricare una foto fa parte del Web Copywriting e quindi della Comunicazione. Una brutta foto non valorizza il messaggio e quindi non indurrà il pubblico a compiere un’azione. Sarà essa stessa il messaggio di un qualcosa di approssimativo.

Quindi, concludendo… le cose si possono fare anche da soli, ma prima bisogna formarsi. Prima ancora bisogna valutare l’investimento, in termini di tempo e di denaro. Se optiamo per un’autogestione… analizziamo quante risorse umane abbiamo e se disponiamo di tempo per fare le cose per bene. Stabiliamo il nostro pubblico di riferimento. Se ad esempio gestiamo un’azienda di prodotti bio a km 0 potremmo decidere di raggiungere solo le persone residenti nel territorio della provincia. Ma se vogliamo organizzare un evento destinato anche agli stranieri, dovremmo valutare l’ipotesi di creare contenuti in più lingue e di monitorare, ad esempio, i risultati di possibili campagne pubblicitarie destinate a Paesi diversi.

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. stefano E. ha detto:

    bellissimo articolo ! complimenti

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