Tre cose che chi si occupa di Comunicazione deve fare


Credo che lavorare nella Comunicazione sia una fortuna. Non è facile, anche se ai non addetti al settore potrebbe sembrare così. Pensiamo a come si evolve e cambia il mondo della comunicazione online e di conseguenza a come si devono ripensare strategie e contenuti. Possiamo quasi dire che spunta un nuovo social o una nuova importante funzione alla settimana. Quindi, competenza e aggiornamento sono richieste in abbondanza. Ma ripeto: chi si occupa di comunicazione è fortunato. Forse un po’ meno chi ha a che fare con gli esperti del settore. Concedetemi questa convinzione: chi si occupa di comunicazione deve avere un’attitudine, una predisposizione naturale. Deve sapersi mettere in gioco, essere elastico, flessibile, sapersi adattare a colui che ha di fronte.

Ecco perché ritengo che non tutti quelli che fanno questo mestiere, pur avendo le competenze sulla carta, non siano realmente adatti a farlo.

Ecco tre cose che, a mio avviso, ogni professionista dovrebbe fare:

Ascoltare il cliente. Come ho scritto in altre occasioni, questo lavoro ci permette davvero di (passatemi l’espressione forse un po’ esagerata) lasciare il segno. Nei servizi che offriamo c’è molto di noi, dei nostri studi, delle nostre competenze e anche della nostra personalità. Ma questo non deve soffocare il nostro interlocutore. Prima di proporre un piano, una strategia, dobbiamo conoscere chi abbiamo di fronte, i suoi obiettivi, le sue esigenze. Dopodiché possiamo anche stravolgere il tutto, ma sempre coinvolgendo chi ha richiesto la nostra competenza.

Non riempire di paroloni. Ecco, questo punto mi sta particolamente a cuore. Competenza sì, ma senza ostentazione. È davvero inutile affogare il cliente con una rapida sequenza di termini anglosassoni, spesso in forma di sigla, che spesso non dicono niente di quello che intendiamo fare. Quindi, parliamo la lingua del cliente. I tecnicismi li possiamo attivare in separata sede, una volta che iniziamo il lavoro.

Non avere un caratteraccio. Sembra banale, lo so. Eppure è così. Molti consulenti di comunicazione, specialmente quelli che, vedi sopra, si presentano con un curriculum di sigle, hanno un brutto carattere. Non sto scherzando. Sono generalmente quelli che, se qualcuno non li capisce pensano: “ma quanto è duro questo?!?”. Persone che dall’alto della loro esperienza non sono disposti a mettersi in gioco, modificando alcuni atteggiamenti o prendendo in considerazione variazioni a strategie e stratagemmi preimpostati.

Come vedete le tre cose sono strettamente collegate e quindi… sì, per comunicare ci vuole predisposizione. Dico sempre che ci sono due cose gratuite che portano grandi risultati: l’impegno e il sorriso.

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