Tasse, contributi, spese: cose che non sai (o di cui non ti frega) quando paghi un libero-professionista


“Ci devi venire incontro”. Imperativa e risoluta, questa è una delle frasi che un libero professionista si sente dire spesso e mail volentieri. Eh sì, perché “noialtri” dobbiamo essere disponibili e accomodanti. Dobbiamo abbassare il prezzo, perché dobbiamo sposare la causa. Investirci, e non solo spiritualmente.

Sembra una ricetta della tradizione, spolverata con un tocco finale di “se poi va bene, vediamo”. Scusate, ma… vediamo cosa? E sopratutto, questo poi… quando arriverà?

Scrivevo tempo fa che la monocommittenza non è la strada giusta, secondo me. E ancora ne sono convinta. Ma è anche vero che non bisognerebbe spacchettarsi tra troppi clienti, soprattutto se si lavora come freelance. Anche perché la conseguente ridotta disponibilità di tempo scatena un effetto domino catastrofico. Al committente, quando ti chiama, non puoi dire “sto lavorando per un altro, ora non posso”. Mai far pesare il tempo che non hai. E allora ecco che ti ritrovi a lavorare contemporaneamente – e magari in urgenza – su più cose. Ecco che ti rovi costretto a lavorare dopo cena, nel fine settimana… Tutto tempo che non ritorna, specialmente se ci si è arresi a quel “ci devi venire incontro”.

Ho imparato negli anni a trattare, come si farebbe al mercato. A dire no a cose che non mi convengono. A fare cose che sento più nelle mie corde, che mi diano l’idea di poter imparare qualcosa di nuovo. Ma porto avanti una specie di battaglia perché ancora mi innervosisco quando magari dico che richiedo una cifra “X” per seguire la comunicazione online di un progetto e ricevo uno sguardo del tipo “tutti quei soldi lì per un po’ di post sui social e sul sito?”.

E allora sintetizzo le problematiche in due punti principali.

  1. TEMPO: la creazione di un semplice post richiede tempo, se lo vuoi fare fatto bene. Ci vuole tempo se vuoi raccontare un contenuto, se vuoi realizzare un’immagine ad hoc, se vuoi montare un video, se devi informarti per dire, con una certa responsabilità, un qualcosa al posto di altri. Se vuoi impostare una strategia, se vuoi crescere, se vuoi realizzare i tuoi obiettivi…. Tempo, conoscenza e competenza non vanno ad un tot al chilo.
  2. COSTI: cosa in quelle fatture rientri è un concetto non chiaro ai più. Un libero professionista da quella cifra (parlo per regimi forfettari) toglie le tasse, i contributi che si versa da solo e magari in soluzione annuale, le spese di tenuta contabilità, gli acconti per le tasse del prossimo anno (il fatto che potrebbe non fatturare non importa), i costi per software e attrezzature varie (pc, programmi, telefono, connessione etc, senza possibilità di scaricare IVA). Vogliamo aggiungere il costo di non avere certezza del futuro, di non avere orari, di non potersi ammalare, di correre il rischio di non essere pagati? Ci vogliamo dimenticare la disponibilità e la contemporaneità dei lavori da seguire, traducibili con un “ferie queste sconosciute?”. 

Ve la traduco in numeri, dando una cifra indicativa: 500 euro in un mese si traducono, tolte le spese, in 10-15 euro al giorno di compenso.

Così è più chiaro?

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